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Giovani delle ACLI


"Le generazioni nuove sono, appunto, come gli uccelli migratori: come le rondini: sentono il tempo, sentono la stagione: quando viene la primavera essi si muovono ordinatamente, sospinti da un invincibile istinto vitale – che indica loro la rotta e i porti!- verso la terra ove la primavera è in fiore!" Giorgio La Pira, 1964

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Riflessioni

Pensieri di Padre Elio Della Zuanna

Una riflessione sui fatti di Ascoli Piceno

Noi, i Giovani delle Acli tutti, siamo vicini agli aclisti e a quanti hanno subito l’attacco di CasaPound ad Ascoli Piceno. I giovani e le giovani delle Acli sanno che il mondo non è di un solo colore, ma di tutti quelli che ogni singolo individuo può contenere, le gocce di un mondo a colori fatto di fratellanza e di accoglienza. Non sostiamo in quel limbo ideologico che si verifica quando non si giudica: l’atto di Ascoli ha un nome, il suo nome è razzismo. La xenofobia danneggia l’organismo politico come una malattia il corpo umano, si deposita sulla pelle quando è nera o altro, vuole solo reazioni violente. Siamo contro ogni atto di razzismo, sappiamo che il mondo è migliore di quello che abbiamo visto ad Ascoli Piceno perché tante sono le storie di integrazione e di immigrazione serena, sorrisi e gesti di affetto che questi ultimi della terra hanno ricevuto con sincerità.

La vastità della storia umana è fatta di migrazioni, di produzioni di culture e la cultura stessa non potrebbe essere ciò che è senza l’apporto congiunto di culture diverse.

Ogni essere umano è una storia e un inizio, una risorsa nell’economia dell’universo, con la sua energia emotiva e intellettiva, con la sua forza che produce lavoro e intreccia relazioni umane. Noi siamo una storia di influenze reciproche nel tempo, di straordinarie sedimentazioni culturali, questo è il mondo come lo conosciamo. CasaPound non è il mondo, il mondo siamo noi.

Giuseppe Marrone

Grazie Giovanni!!

 

di Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle ACLI

Ricordare un uomo straordinario è semplice e allo stesso tempo molto difficile. Riprendere le sue parole nelle occasioni ufficiali e i suoi consigli e il suo affetto nei momenti privati lascia, a chi non l’ha conosciuto, una memoria parziale di cosa ha rappresentato Giovanni nella nostra associazione e nel nostro Paese.

Per i ragazzi che verranno sarà una fonte di studio inesauribile, sorprendente e profetica. Per quelli come me che hanno avuto la possibilità di conoscerlo, un esempio.

Le parole che mi hanno colpito di più, in questi giorni del ricordo, sono state di Lorenzo Gaiani, un aclista che lo ha ringraziato così.

 

“.. grazie in primo luogo, come ci ricorderesti tu, al Signore, che ci ha fatto il dono della tua presenza e della tua amicizia, e anche se adesso ci mette alla prova con il dolore del distacco ci lascia il ricordo dei giorni passati insieme, delle risate, dei canti, dei momenti di familiarità, del tuo insegnamento che ci hai elargito senza atteggiarti a maestro e diventandolo proprio per questo, con il tuo esempio prima che con le parole.

Grazie per la forza della tua fede, che ha ispirato ogni momento ed ogni scelta della tua vita, e che ha avuto anch’essa la prova più dura quando, in questa stessa chiesa, da questo stesso leggio, tu hai dato l’addio a Sara, e hai saputo dire parole di fiducia, pur nell’angoscia, al “Dio attento ed appassionato” che non dimentica e non lascia solo nessuno dei Suoi figli.

Grazie per la tua lucidità nel disegnare scenari politici e sociali, a cui non ha mai fatto velo l’ambizione personale, quella lucidità che, come ha ricordato ieri un amico, ti permetteva di arrivare prima degli altri a comprendere lo svolgersi degli avvenimenti e a disegnare strategie.

Grazie per la tua erudizione, che non hai capitalizzato per te stesso ma hai messo al servizio di tutti, scrivendo e parlando ma soprattutto ascoltando ed apprendendo in un rapporto sempre fiducioso con le persone e con la loro umanità. Mai , che io sappia, ti sei negato all’incontro, mai hai lasciato andar via a mani vuote chi ti chiedeva uno scritto, una conferenza, un pensiero, anche se questo ti comportava lo stare sveglio fino a notte inoltrata o il sottoporti a viaggi gravosi, da cui tuttavia sapevi sempre trovare il meglio, negli incontri con le persone e con i luoghi. Non è un caso, credo, che quando il male si è manifestato, solo due mesi fa – ma sembra un’eternità- tu fossi impegnato in un incontro che ti avevano chiesto le ACLI milanesi a Ronchi di Massa. Potevi sottrarti, ma l’hai fatto lo stesso perché tu sei così.

Grazie appunto per le ACLI, le tue, le nostre ACLI, quelle che hai saputo rimodellare con l’aiuto di tanti amici, alcuni dei quali ti hanno preceduto nel Regno dei Cieli – Bepi, Pino, Camillo, Vincenzo …- riportandole alla loro dimensione di movimento sociale attento capace di reale progettualità politica come avvenne negli anni difficili della fine della cosiddetta Prima Repubblica, intuendo l’esistenza di un nesso inscindibile fra la questione sociale e quella istituzionale. E in quegli anni veramente, Giovanni, le ACLI ridivennero centrali nel dibattito pubblico.

Grazie per averci aiutato a rimotivare l’impegno sociale dei credenti, riscoprendo e riattualizzando, pur fra la perplessità di molti, quell’idea popolare sturziana che nel suo nocciolo essenziale poteva essere una delle vie per la rigenerazione della politica, e che ti ha permesso di essere fra i primi – in quel lontano Congresso straordinario delle ACLI a Chianciano nel dicembre 1993- ad intuire la possibilità di una positiva convergenza fra le culture politiche democratiche e riformiste nel nostro Paese.

Grazie per averci sempre stimolato a pensare e a cercare: in questi venti anni di esistenza i Circoli Dossetti hanno saputo rapportarsi con il meglio delle cultura riformista italiana ed eri sempre tu a spingerci avanti, a suggerire le strade da seguire, a saper leggere nelle loro anse sinuose il dipanarsi delle idee e la loro capacità di diventare fatti.

Ma grazie, soprattutto grazie per la tua amicizia, per il sostegno e la comprensione che hai sempre avuto per tutti, per il non aver mai coltivato pensieri indegni nemmeno nei confronti di chi ti era avversario e magari ti aveva anche fatto del male. Grazie per essere stato capace di mettere a suo agio ogni persona che si rivolgeva a te.

Grazie anche da parte mia, per avermi dato fiducia, per avermi accolto con semplicità nella tua cerchia familiare insieme a Silvia, la cara compagna della tua vita a te così simile, per avermi incoraggiato ed essermi stato vicino nei momenti difficili per essermi stato padre – sì questa è la parola- padre nel senso spirituale ed avermi aiutato a capire qual fosse la mia strada e come percorrerla.

Ha scritto Harvey Cox, uno degli autori che avevi studiato con attenzione negli anni della tua formazione che “ la speranza cristiana rammenta che l’uomo è destinato a una città. Ma non è una città qualsiasi. Se riflettiamo sulle immagini del vangelo o sui simboli dell’Apocalisse, scopriamo che non si tratta semplicemente di una Città dove le ingiustizie sono abolite e il pianto è cessato. E’ una città dove è in corso una meravigliosa festa di nozze, dove il riso riecheggia, la danza ha appena avuto inizio e il vino deve essere ancora versato.”

In quella città sei arrivato anche tu, e lì ti hanno accolto tutte le persone a te care, Sara per prima, e mentre noi ancora siamo qui a lottare e a sperare in attesa di arrivare a quella città, a quella festa ricordati di noi, aiutaci a portare il nostro fardello quotidiano , prega per noi il Dio della gioia, il Dio fedele.

VERSO IL REFERENDUM: ISTRUZIONI PER L’USO

evento-macerataUna sala gremita di giovani under trenta: obiettivo raggiunto per gli organizzatori dell’incontro pubblico Verso il referendum: istruzioni per l’uso realizzato lo scorso mercoledì 9 novembre presso l’Hotel Claudiani di Macerata da I Giovani delle Acli di Macerata in collaborazione con le Acli Provinciali di Macerata.  

Una grande partecipazione di ragazzi che ha piacevolmente sorpreso lo stesso coordinatore nazionale dei GA, Matteo Bracciali: “Devo ringraziare per questa sala, per la prima volta da quando modero iniziative in giro per l’Italia, composta interamente da under 35, frutto del superamento di un pregiudizio che ci siamo raccontati in questi anni, ovvero che i giovani non sono interessati quando invece, la sala di questa sera ci dimostra proprio il contrario: se i giovani vengono coinvolti e ben stimolati, sono assolutamente interessati!”

Ad introdurre il dibattito la coordinatrice dei GA Macerata, Federica Pirro che ha sottolineato come: “La decisione di confermare la serata in questo momento in cui, anche il territorio marchigiano e le sue comunità sono state profondamente segnate dall’evento sismico, è sembrato doveroso ed importante per lanciare un segnale di speranza creando un’occasione per stare insieme, un momento per confrontarsi su una tematica attuale, visto che imminente è anche la scadenza referendaria.”

Infatti, in vista del referendum di dicembre, per promuovere una partecipazione consapevole alla vita politica del Paese, le Acli hanno scelto di intraprendere un percorso che ha coinvolto tutta la rete associativa e che ha consentito la maturazione di un pensiero diffusamente condiviso. Così nelle province sono stati promossi incontri di approfondimento sulla Costituzione che continueranno per tutta la campagna referendaria, perché siamo convinti che gli italiani vogliano sapere, essere coinvolti, partecipare e maturare scelte consapevoli rispetto al nuovo quadro istituzionale che tanto potrebbe incidere nelle vite quotidiane di tutti noi, come ribadito in apertura anche dalla  Presidente delle Acli Provinciali Roberta Scoppa.

Ad approfondire pregi e difetti della riforma costituzionale sono intervenuti il prof Giovanni Di Cosimo ed il prof Erik Longo, entrambi costituzionalisti dell’Università di Macerata. Il rapporto centro/periferia, la legge elettorale, il bicameralismo, il senato, l’abolizione del cnel,  sono solo alcune delle tematiche affrontate dai due relatori al di fuori di qualsiasi logica politica o partitica.

 Pur nella complessità della tematica affrontata, l’evento è stato una piacevole occasione di incontro e riflessionevento-macerata2e, a conferma del fatto che l’imminente scadenza referendaria rappresenta per le Acli una preziosa occasione per riscoprire l’azione politica dell’associazione e l’originaria funzione formativa di movimento di pedagogia sociale e popolare che sin dalle origini ne ha caratterizzato la profonda identità.

 

E’ sempre la GMG

di Marco Rovere – Coordinamento Nazionale GA, Coordinatore GA Imperia

Ho ancora impresso negli occhi e nel cuore- e penso ci rimarrà per molto- lo spettacolo di persone e bandiere del Campus Misericordiae; in quel prato, ho potuto contemplare quanto, nello Spirito, la Chiesa sia bella, gioiosa, giovane, desiderosa, come ha detto il Papa, di “lasciare un’impronta”.

Lasciare un’impronta significa- secondo quanto ci ha detto il Papa- camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Ci chiama ad andare per le strade seguendo la “pazzia” del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo; ad andare per le strade del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali. Che ci stimola a pensare un’economia più solidale di questa. In tutti gli ambiti in cui vi trovate, l’amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri.

A noi, giovani impegnati nelle ACLI, viene, ancora una volta, un invito a riflettere e vivere la dimensione sociale, economica e politica della misericordia, a sperimentare nell’impegno per gli altri la dimensione del dono e della gratuità, a pensare che, per servire gli uomini, dobbiamo incontrare il Figlio dell’uomo, che servire gli uomini, anche e soprattutto nelle vicende temporali più concrete, è servire il Figlio dell’uomo.

Ritorna ancora Pasqua

di Padre Elio delle Zuanna – accompagnatore spirituale ACLI

Se pensi di poter fermarti un attimo? È in arrivo la Pasqua. Certo che ti farebbe bene. Potrebbe servirti rileggere un testo di grande profondità. Ti potrebbe invogliare l’ascolto, anche su you tube presente in varie modalità musicali, provaci. Si tratta del salmo 50 (o 51 secondo l’enumerazione ebraica) che inizia con l’invocazione: Miserere, abbi pietà. Il Salmo è di una ricchezza inesauribile e attraversa tutta la storia della chiesa e della spiritualità: costituisce lo schema interiore delle Confessioni di Agostino; è stato amato, meditato, contemplato da Gregorio Magno; è divenuto segnale di ardente difesa dell’immagine di Dio nelle infuocate, celebri prediche del Savonarola; è stato studiato intensamente da Martin Lutero che vi ha dedicato pagine indimenticabili; è lo specchio della coscienza segreta dei personaggi di Dostoevskij, è una chiave di lettura dei suoi romanzi, solo per parlare di qualcuno, e senza dimenticare fini spartiti musicali ad esso ispirati. È soprattutto il Salmo che ha accompagnato le lacrime, le sofferenze di tanti uomini e di tante donne che vi hanno trovato conforto e chiarezza nei momenti oscuri e pesanti della loro vita; e appartiene alla storia dell’umanità, non solo alla storia dell’Oriente ebraico e della civiltà occidentale cristiana, fino a poter divenire una preghiera interreligiosa. É una chiave con cui entrare nel cuore dell’uomo e nel cuore della storia dell’umanità.

In questo Salmo, scritto più di duemila anni fa, si coglie l’uomo che ha trovato la via giusta per il pentimento, la via del riconoscimento di colpe gravissime ma espresso davanti a Colui che cambia il cuore dell’uomo. Dio è l’essenza della gratuità e quando diciamo che Egli non può avere alcun interesse a pensare a noi, a occuparsi di noi, riveliamo di avere un’idea falsa di Dio. Dio gode del poter donare qualcosa a chi ha bisogno di essere sostenuto, a chi non si sente nessuno, a chi si sente in basso; vuole versare il suo valore in noi e non giudica il nostro. Difronte ai vocaboli che indicano lo sbandamento dell’uomo fanno riscontro tre appellativi divini: «pietà… misericordia… amore». Essi mettono in luce l’insistenza non sull’uomo peccatore, sulla misera povertà di ciò che noi tutti siamo, ma è sull’infinità di Dio. Da qui la proposta di ritornare a fare Pasqua: ovvero, c’è ancora un’altra possibilità, c’è ancora speranza, c’è una vita che ha vinto, un pertugio di salvezza anche per noi oltre la morte. Le nostre inquiete oscurità che albergano nel cuore vengono dissipate dal racconto della storia della salvezza e che ci ricorda come Dio, fin dalla creazione del mondo e sempre fedele alle sue promesse, non dimentica neanche noi, povera gente di questa generazione. Nonostante i tradimenti, e le innumerevoli fragilità, Dio non ti abbandona, ma ti cura con infinita tenerezza e largamente perdona ogni tua colpa.

La civilta’ dell’amore

di Marco Rovere – Coordinatore GA Imperia

Ripenso a questo Convegno Ecclesiale come a un dono che il Signore ha fatto a ciascuno di noi e alle comunità ecclesiali del nostro Paese e come a un segno del Suo Amore, che guida la Chiesa, che ci ha convocati e fatto sperimentare il “piacere spirituale di essere popolo” unito intorno a Lui.

Nelle parole di Papa Francesco, in particolare quelle che ha condiviso con noi martedì mattina in Santa Maria del Fiore, ho percepito il soffio dello Spirito che Gesù ci dona anche oggi- come agli Apostoli a Pentecoste- per insegnarci ad abitare questo tempo secondo il suo stile: chiama noi, suo popolo, ad essere “buon Samaritano” nel cammino della storia, secondo questa bella immagine che ci consegnava già il Concilio e che ci ha ricordato il Papa nell’omelia della Messa allo Stadio.

“Abitare”, appunto, è stata la “via” che ho cercato di esplorare nei lavori di gruppo, assieme ad altri miei coetanei, in un clima di grande libertà, e trovandoci subito in sintonia.

Tra le proposte che abbiamo portato all’attenzione del nostro gruppo, una mi sta particolarmente a cuore: ridestare nei cristiani la consapevolezza di essere parte attiva nella vita della città, promuovendo l’inserimento e la strutturazione nella catechesi e nella pastorale ordinaria dei temi della Dottrina Sociale della Chiesa, perchè “abitare” significa stare con Gesù nella città e riscoprire nell’incontro con Lui la sorgente e il compimento del nostro impegno di trasformare secondo la legge dell’amore le strutture sociali, economiche e politiche del nostro tempo. Forse è un sogno, ma a noi giovani piace sognare, consapevoli che- ci ricorda il beato Paolo VI-  quando parliamo di “civiltà dell’amore” non sogniamo, perchè gli ideali, se autentici, se umani, non sono sogni: sono doveri. Per noi cristiani, specialmente.

Particolari Rossi – Contro la violenza sulle donne

Di Chiara Romano – Coordinatore GA Birnidisi

Dopo l’esperienza dello scorso anno con la realizzazione del video #l’amore è un’altra cosa (https://www.youtube.com/watch?v=hEf6m9vEpCw), realizzato con la collaborazione spontanea di gente comune proveniente da tutta Italia, anche quest’anno i GA di Brindisi si impegnano a raccontare storie e testimonianze continuando a promuovere esperienze dal basso che attivano, nell’era dei social, attraverso la condivisione di contenuti e immagini delle vere e proprie diffusioni virali, partecipate, semplici ma pregne di significato. Le foto raccolte, mediante visi maturi o freschi, espressioni spensierate, preoccupate, rassicuranti o grintose, raccontano il desiderio di dire “NO alla violenza sulle donne” con dei dettagli rossi, intesi non come simboli di vanità, ma come elementi di una femminilità sfaccetta, che va oltre il make-up o l’accessorio.

La femminilità come sfera variegata, da difendere e curare, ossia di una donna che legge il suo romanzo, di un’altra che beve una tazza di caffè. La femminilità negli occhiali, nel cappello, in un fiore o nella maschera che cela. Ognuna di queste donne ha interpretato liberamente la femminilità negata a chi quotidianamente patisce il dramma della violenza domestica, diventando cosi testimonial. Donne protagoniste con le loro personalità e i loro vissuti, donne che attraverso “Particolari rossi” si ribellano alla prepotenza, al sopruso, alla violenza di genere. È possibile aderire alla campagna di sensibilizzazione, inviando una foto del volto, su sfondo bianco e con un dettaglio rosso a scelta, ai nostri contatti:

giovaniaclibrindisi@gmail.com, oppure sulla nostra pagina Facebook: Giovani delle ACLI Provinciali di Brindisi.

Le foto saranno pubblicate, e quindi condivisibili come immagine profilo, sulla nostra pagina Facebook, inoltre le più belle saranno selezionate per la locandina della performance teatrale “Abat-jour accese”, che andrà in scena il 25 novembre, presso l’I.T.E.S. “G. Calò” di Oria dalle 9:00 alle 12:00 e in replica dalle 18:00 alle 19:00 presso l’Aula Consiliare del Comune di Oria.

Europa dove vai?

di Padre Elio della Zuanna – Accompagnatore spirituale ACLI Nazionali

L’impressione di un’Europa diventata stanca è sotto gli occhi di tutti, sarà mai possibile aiutarla a ritornare giovane e a ritrovare le sue idealità?. Nel corso della sua visita al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa, giusto un anno fa, papa Francesco formulava un appello, con l’intento di risvegliare dal torpore le coscienze e infondere coraggio:

«È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su se stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità».

Quale via perseguire? Non si tratta di fare discorsi da accademia.  A ben guardare nel corso della sua storia il cristianesimo europeo ha saputo accogliere in sé, aspetti e culture diverse, sapendole trasformare in modo critico e costruttivo. Siamo chiamati a una nuova visione, non soltanto di economia e di moneta unica, ma anche intellettuale e spirituale.

Una nuova via dell’Europa, tra la mobilità e il cambiamento, chiede una nuova cultura, quella delle relazioni e dell’ascolto, dell’incontro aperto alle sorprese delle persone, del dialogo che apre al confronto, della conoscenza che si apre all’amore. Solo così si salva l’identità, che è anzitutto mettere al centro la dignità propria e degli altri. L’identità non è volgersi ostinatamente indietro – anche se noi tutti, ovviamente siamo debitori del passato, del “già avvenuto” – ma in avanti, come frutto di una serie di incontri, esperienze, relazioni. Pretendere di preservare la propria identità da ogni contaminazione, vuol dire contribuire a distruggerla, perché la si costringerebbe all’isolamento e quindi all’insignificanza. La salvezza è sempre a noi estranea, “è alloggiata altrove” – avverte Michel de Certeau in Mai senza l’altro –, essa non può alloggiare in noi: chiede la ricerca e l’incontro.

Laudato si’, l’amore per il creato

Di Padre Elio della Zuanna

É l’estate del 1225 quando San Francesco, malato e quasi cieco, compone il “Cantico di frate sole”, da quel piccolo balcone in S. Damiano, l’occhio spazia sulla vallata umbra sottostante. Francesco loda l’Altissimo “cum tucte le creature” e “per” loro, cioè inseparabilmente con esse, a ragione di esse e attraverso di loro, in un legame di comunione e di solidarietà col creato. Un cantico che esprime la sintesi della spiritualità del patrono d’Italia, in cui manifesta una visione positiva della realtà (tutto ciò che è uscito dalle mani di Dio è buono), che però non sfocia in un romanticismo ingenuo. Ben conosce infatti il male che è capace di generare il cuore umano, ferito dal peccato, verso cui non c’è altro rimedio che il perdono di Gesù Crocifisso, perdono che genera la vera conversione: «Francesco và ripara la mia casa, non vedi che va in rovina». Si rinnova anche per noi, oggi, tale invito: và sii corresponsabile per salvare la creazione.

Il termine che nella Bibbia corrisponde meglio all’idea di responsabilità è forse quello di “custodia”. Custodire vuol dire stare accanto all’altro con attenzione d’amore, rispettando e accompagnando il suo cammino, facendosene carico, coltivando la sua vita come bene assoluto. Diceva Gandhi: «Mio prossimo non è solo il mio simile, ma tutto ciò che “è con me”, ogni “altro fratello” che mi permette di esistere sulla faccia della terra. Sono le piante, le erbe, gli umili vegetali, l’aria che mantengono la vita sulla terra. Il mio prossimo è tutto ciò che vive». Non basterà aspettarci leggi per salvaguardare la nostra terra se noi non cominciamo a creare nuove relazioni con le creature, le cose, la produzione, il consumo, con questa economia che uccide, come dice papa Francesco. Un nuovo arcobaleno deve essere creato,  un nuovo trattato di pace e di cura con tutto ciò che vive, a partire dalla rivolta del cuore, perché chi ama il suo prossimo salva se stesso, chi custodisce la vita d’altri custodisce la propria, chi ama la terra ama se stesso. Ci potrebbe aiutare il poeta e mistico persiano Rumi:“ecco io carezzo la vita perché profuma di Te!”

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