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Giovani delle ACLI


"Le generazioni nuove sono, appunto, come gli uccelli migratori: come le rondini: sentono il tempo, sentono la stagione: quando viene la primavera essi si muovono ordinatamente, sospinti da un invincibile istinto vitale – che indica loro la rotta e i porti!- verso la terra ove la primavera è in fiore!" Giorgio La Pira, 1964

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Opinioni

I giovani e la società

Sono nato in Italia, cosa devo fare di più?

di Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle ACLI
Le scene di violenza verbale (e quasi fisica) a favore di telecamera andate in scena ieri in Senato sono l’ennesimo capitolo del libro “Perchè le persone non vanno più a votare”.
Un bestseller se consideriamo, oltre i dati dell’astensionismo, l’atteggiamento refrattario che vivono le nostre comunità per la vita pubblica del Paese.
La discussione in Senato della proposta di legge sullo ius soli “temperato” ha dato il destro, in piena campagna elettorale, a chi agita gli spettri della paura rispetto ad una misura di buon senso e umanità.
Per fare un pò di chiarezza: oggi si diventa cittadini per ius sanguinis, ovvero la cittadinanza viene trasmessa ai figli dai genitori. Con questa riforma diventa italiano chi nasce in territorio nazionale da genitori stranieri che vivono e risiedono legalmente da almeno 5 anni in Italia;  chi nasce in Italia o arriva entro il dodicesimo compleanno e ha frequento un ciclo scolastico con promozione; chi arriva dai 12 ai 18 anni risiede per sei anni in Italia e, lo stesso, conclude con successo un ciclo scolastico. Per le vie brevi, questo è il provvedimento.
Senza parlare dell’emergenza demografica che il nostro Paese vive ormai da molti anni e che viene evocata in questo frangente solo per richiamare un concetto culturalmente osceno, quello della sostituzione, per cui ci sarebbe un disegno sovversivo ai danni della razza italica mentre gli stessi che adesso agitano le mani in Parlamento contro questo provvedimento non hanno mai inscenato tragedie greche per inserire nell’ordinamento forme di sostegno alle giovani coppie e agli strumenti di welfare di sostegno alla vita ed ai tempi della famiglia, credo che dobbiamo tenere a fuoco la questione centrale, senza scomodare la filosofia.
Ma se io sono nato in Italia e i miei genitori hanno scelto questo Paese per vivere e tutta la mia vita, interessi, studi sono in Italia da quando sono nato,  non sono italiano?
Può essere solo il sangue la ragione esclusiva di un legame di comunità e solidarietà? A me pare che crei esclusione con costi sociali molto più alti rispetto al milione di ragazzi ai quali già oggi garantiamo giustamente istruzione, salute e socialità.
In attesa della prossima seduta di Senato nella quale speriamo che si litighi su quanti investimenti mettiamo in cantiere per garantire a chi lavora un salario dignitoso e a chi produce di pagare il giusto e non l’esoso.

Te l’aspettavi?

di Anna Nicoletta Viola – Servizio Civile Cosenza

Inizialmente l’idea di partecipare all’AGORA’ devo ammettere che non mi entusiasmava molto, naturalmente sbagliavo, ma pensavo che noi ragazzi del servizio civile non centravamo nulla con una riunione dei Giovani delle ACLI, sicuramente ciò è stato dovuto ad una poca consapevolezza su cosa fosse realmente l’AGORA’ e su cosa effettivamente, oltre al tema trattato, rappresenta per la grande famiglia ACLI che abbraccia tutta Italia.

Solo ora con stupore posso dire che è stata una bellissima esperienza formativa, che ha permesso un confronto tra tutti i Giovani delle ACLI delle varie regioni.

Il tema trattato di  AGORA’ 2017  è stato il “divario generazionale” un tema che mi sta particolarmente a cuore.

Noi giovani rappresentiamo la generazione dei cosiddetti “sfigati”, siamo il punto di arrivo di tutte le problematiche di anni e anni di politiche errate e distruttive, la cosa più agghiacciante è  che la stragrande maggioranza dei giovani e dei nostri genitori non ne è al corrente.

Nel pomeriggio sono stati formati dei  gruppi di 15-20 persone per far uscire fuori i vari pensieri sull’Argomento trattato nella mattinata, questo è stato il momento che ci ha fatto conoscere e confrontare, da qui è nato il mio interesse nel conoscere le altre realtà e nel coinvolgermi ancor di più  nel gruppo dei Giovani delle ACLI.

Studio economia, e per forza di cose ho studiato la crisi partita dagli USA nel 2008 e che ha coinvolto tutto il mondo, ormai si è compreso che questa crisi non assomiglia a nessuna delle altre già affrontate in passato. Questa infatti non è una crisi ma piuttosto un vero e proprio cambio di paradigma o modello che riguarda tutti i fronti, e non ci rendiamo conto infatti che stiamo vivendo un vero e proprio cambiamento di era, non ci troviamo davanti un’epoca di cambiamenti, ma è un vero e proprio cambiamento d’epoca.

Bisogna che noi giovani prendiamo consapevolezza che questo cambiamento epocale ci porterà ad un futuro che non è assolutamente la proiezione lineare del nostro passato, cosa che è stata così per secoli fino ad ora.

Il vero divario generazionale è rappresentato dal disinteresse e sfiducia da parte di noi giovani. Tutti i paradigmi su cui è stata fondata fin ora la società sono caduti: la scuola, la famiglia, la religione, la politica, lo sport. Tutti questi riferimenti per la mia generazione sono crollati.

La domanda è: cosa sarà giusto o sbagliato domani?

Parlare di queste problematiche con gli adulti ma soprattutto proprio con noi giovani, che sono i diretti interessati, non è semplice, sembra assurdo ma siamo così indifferenti che parlare del nostro futuro risulta noioso.

La cosa  meravigliosa che ho riscontrato durante l’AGORA’ è stata proprio quella di conoscere e rapportarmi finalmente con ragazzi interessati al loro futuro, mi sono trovata in un terreno fertile per analizzare le problematiche ed elaborare le soluzioni, in modo critico e costruttivo, che riguardano il nostro periodo storico. Visto che difficilmente troverò un atro luogo così valido, vivo, operoso e intraprendente, mi piacerebbe tanto trovare un modo per continuare ad avere un contatto ed un dialogo. Il mio sogno infatti sarebbe quello di riorganizzare un incontro dove poter invitare relatori che toccano ancora più da vicino le nostre problematiche e che riescono a coinvolgerci più facilmente, così da poter avere un’importante risposta da noi giovani volontari del Servizio  Civile e Giovani delle ACLI.

 

Il futuro dei giovani. Prospettive di sostenibilità.

di Giuseppe Marrone – Coordinatore GA Foggia

I Giovani delle Acli di Foggia individuano per il 2017 nell’attività denominata Il futuro dei giovani. Prospettive di sostenibilità guardando al futuro un momento di serio confronto sociale, nell’ottica di una pedagogia collettiva, all’insegna del futuro delgiovane che con la maggiore età è chiamato ad un serio raffrontocon l’eredità culturale e intellettuale dell’adulto. La necessaria riflessione tematica sul futuro della generazione scolastica nazionale e locale avvia uno studio analitico sulla tangibilità per il ragazzo o la ragazza del proprio ruolo di erede spirituale del mondo.

Pedagogia sociale che può aversi solo nell’esperienza della vita comune orientata alla costruzione del bene comunitario e nell’associazione libera delle persone, mente e cuore, che sul territorio le Acli della provincia di Foggia compie edificandoprocessi capaci di assorbire le urgenze e le istanze sociali. Il progetto prevede per i mesi di febbraio e marzo workshop con gli studenti delle classi V delle scuole superiori della città di Foggia con orientamento e sostegno alla funzione scolastica.

Educare al futuro è, quindi, rendere consapevole il giovane alla vita nel mondo, alle scelte e alla costruzione di una reinterpretazione critica e personale del senso ultimo del vivere nella relazione con se stesso e con gli altri. La scoperta del valore di essere cittadini del futuro sostenibile eticamente, ecologicamente, affettivamente è il centro del progetto. Un mondo fortemente voluto è quello dove il soggetto morale è importante per il suo valore intrinseco e universale nella bellezza della spontaneità del dono, nell’amicizia e nell’amore per se stessi e per il prossimo in tutte le sue forme.

Costruire il futuro vuol dire costruiamo il futuro.

Giovani ma poveri: l’ipotesi di un welfare per la crescita

Riportiamo l’articolo del Presidente Nazionale delle Acli Roberto Rossini. 

“La legge di bilancio sembra ridare centralità a una categoria di italiani che non invecchia più. E, per certi aspetti – anche di giustizia sociale – va anche bene.Eppure, rimane in credito nella creazione di una strategia per permettere ai più giovani di invecchiare serenamente. Il messaggio dovrebbe essere: “Giovani state sereni”. In realtà, si allarga il fossato tra le due classiche polarità demografiche, i giovani e gli anziani, che danno luogo al sempiterno conflitto generazionale. In quello combattuto qualche decennio fa vinsero i giovani. In quello attuale sembrano non perdere ancora quegli stessi giovani. I giovani di quel tempo costruirono una democrazia che offriva a tutti reali possibilità di una sostanziale uguaglianza.
Oggi, quella stessa democrazia offre ancora moltissime possibilità, ma… un po’ meno realtà. Occorre ristabilire equità tra le due categorie. I dati sono sotto gli occhi di tutti. Questa settimana tocca alla Caritas ribadire quanto già aveva accennato l’Istat a luglio, ovvero che la tendenza alla povertà è inversamente proporzionale all’età: ora sono i minori e i giovani il problema (e non l’opportunità…); sono ancora le famiglie con più figli ad avere difficoltà economiche. Sono ancora i giovani, anche quando lavorano, a non arrivare a fine mese e a trovare stabilità lavorativa.
La crisi ha penalizzato soprattutto loro, si pensi ai working poor prima e ai Neet adesso. Si pensi anche ai modelli previdenziali disponibili, che offrono qualche garanzia ai più anziani e solo qualche promessa ai più giovani. Se prendessimo in prestito le note categorie di Hirschman per immaginare le possibili controstrategie, allora ne troveremmo tre.
La prima è l’adattamento, si raccatta quel che (lavorativamente e previdenzialmente) c’è, lo Stato offre qualche bonus qua e là e poi cerca di appoggiarsi alla famiglia di origine, titolare di un welfare casalingo, in qualche caso perfino dotato (nei casi più fortunati) di qualche relazione sociale che permette un reale servizio di collocamento professionale. L’adattamento in genere funziona e garantisce a questo grande Paese di andare avanti, magari senza una grande spinta, ma con media soddisfazione della più parte dei soggetti.
La seconda è l’uscita, ed eccoci dunque alla fuga dei cervelli e alla corsa all’estero, dove si gioca con qualche possibilità di più, sia nei lavori più low profile sia per la capacità di valorizzare il merito senza dover attendere una trentina d’anni per il suo (eventuale) riconoscimento. L’uscita consente ad altri Paesi di godere di quanto investito dal nostro in termini di istruzione, sanità, assistenza e altro.
Ci sarebbe infine anche una terza ipotesi, quella più rivoluzionaria, ovvero un movimento sociale di giovani che pone la questione giovanile come questione politica. Ma al momento questa strada non pare realizzabile, sembra più… ripiegata. A meno di sorprese già nel brevissimo periodo.
In realtà la via maestra sarebbe la creazione di in un “welfare per la crescita”, che metta a proprio agio chi inizia oggi a costruirsi una carriera professionale e previdenziale. Ma, appunto, le risorse non sembrano andare in quella direzione. Forse è nello spirito di questi nostri tempi, il desiderio di una giovinezza infinita.
Forever young. Il problema è che amare la giovinezza – a volte – non significa amare i giovani. L’equità generazionale, e la giusta integrazione che deriva dal rapporto tra più giovani e più anziani, è una relazione che va ricostruita.”

Generazione a titolo gratuito

di Rossella Giulia Caci – GA Modena

All’avvocato a cui era stato affidato l’incarico della ormai totalmente fallimentare campagna #fertilityday era garantito uno stipendio annuo di 236000€. Lo scrivo in lettere, duecentotrentaseimila euro. Ora, per cercare di salvare il salvabile, il ministro Lorenzin chiede pubblicamente ad esperti in comunicazione di partecipare alla campagna #fertilityday. Improvvisamente si apre una possibilità per mettere una persona vagamente competente al suo posto? A titolo gratuito, ovviamente.
Eh no, cara ministro. Non se ne può più di questi stages, progetti, e quant’altro. Ma come diavolo pensa che possa figliare un giovane e ormai anche un adulto fatto e finito se devono andare avanti a progetti, titoli gratuiti, visibilità eccetera?

Oppure anche semplicemente andare via dalla casa dei genitori o mangiare. Non mi sembra che i soldi manchino a giudicar gli stipendi nel pubblico e i macchinoni dei privati. Inoltre, questo sfruttamento cinico e spietato dei giovani ha un nome soltanto: schiavitù. Ecco cos’è, schiavitù. Tant’è vero che gli italiani giovani scappano all’estero a lavorare ormai da anni. Come può pensare che si possa voler bene a una generazione che dà 236000 euro all’anno a una persona dalle competenze molto dubbie e capacità alquanto discutibili, se presenti, mentre quella successiva dovrebbe lavorare gratis per mettere una pezza al non-lavoro di quello vecchio strapagato messo lì senza ragione apparente? Come si può rispettare una generazione, dall’alto della sua cattedra e stipendio, che ti dice che fare ricerca è un hobby? Che devi fare esperienza? Ma ci siete o ci fate?

Ma non temete. La vostra mancanza di visione strategica, per non dire l’oggettivo ben di peggio, porterà questo paese finalmente al definitivo, meritatissimo, sacrosanto collasso, quando non ci sarà quasi più nessuno in grado di lavorare per pagarvi stipendi, contributi, servizi ma soprattutto le vostre adoratissime pensioni. Dopo, forse e dico forse, si riuscirà a ricostruire questo paese e a farlo risorgere dalle sue ceneri, come l’araba fenice.

La vergogna dei test di ammissione all’Università.

Riprendiamo il post su FB di Pietro Casalotto (GA Macerata) sull’abominevole prova di sbarramento per l’accesso alle facoltà a numero chiuso. Poche parole, a volte sono meglio di mille analisi.

“Interessante il caos della Giunta a Roma per carità, ma oggi come nel resto d’Italia è andato in scena l’ennesimo test che impedisce a 5 studenti su 6 di misurarsi con Medicina (e così sarà per tanti altri corsi).

Ancora non riusciamo a capire che dovremmo posticipare le selezioni al termine del 1° anno con criteri di merito (come l’aver superato tutti gli esami, il numero di Cfu ed eventualmente la media di voto) in base ai posti disponibili e al fabbisogno lavorativo nazionale, posticipando i laboratori al 2° anno.
Contando la % di abbandono al primo anno (2 anni fa era tra il 9 e il 10%), gli introiti enormi dalle tasse universitarie che permetterebbero un maggiore investimento sulle strutture e i benefici di fare una selezione sulle effettive materie di studio, questo sistema aumenterebbe la qualità di chi si avvia alla professione e soprattutto la piena consapevolezza di aver fatto una scelta corretta, che di certo non si può avere prima di iniziare.
Il numero chiuso così come è strutturato oggi è uno strumento dannoso e va modificato al più presto. Discorso a parte meriterebbe tutto ciò che riguarda i piani di studio, le modalità d’esame, l’orientamento.”

E’ sempre la GMG

di Marco Rovere – Coordinamento Nazionale GA, Coordinatore GA Imperia

Ho ancora impresso negli occhi e nel cuore- e penso ci rimarrà per molto- lo spettacolo di persone e bandiere del Campus Misericordiae; in quel prato, ho potuto contemplare quanto, nello Spirito, la Chiesa sia bella, gioiosa, giovane, desiderosa, come ha detto il Papa, di “lasciare un’impronta”.

Lasciare un’impronta significa- secondo quanto ci ha detto il Papa- camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia. Ci chiama ad andare per le strade seguendo la “pazzia” del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo; ad andare per le strade del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali. Che ci stimola a pensare un’economia più solidale di questa. In tutti gli ambiti in cui vi trovate, l’amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri.

A noi, giovani impegnati nelle ACLI, viene, ancora una volta, un invito a riflettere e vivere la dimensione sociale, economica e politica della misericordia, a sperimentare nell’impegno per gli altri la dimensione del dono e della gratuità, a pensare che, per servire gli uomini, dobbiamo incontrare il Figlio dell’uomo, che servire gli uomini, anche e soprattutto nelle vicende temporali più concrete, è servire il Figlio dell’uomo.

Disconosciuti

di Maria Chiara Padovano – Civilista PatRonato ACLI Londra

A pochi giorni dal voto referendario, il Regno Unito sembra ancora molto lontano da una decisione unanime rispetto alla sua posizione in Unione Europea.  La campagna infatti, combattuta principalmente sui temi caldi di immigrazione e abbattimento delle uscite finanziarie legate alla partecipazione all’UE, non e’ stata in grado di definire nettamente il risultato di voto. Il “leave” e’ stato decretato da una fievolissima maggioranza (circa 4% degli elettori) e sostenuto soprattutto dalle regioni del Galles e dell’Inghilterra, contro quelle di Scozia e Irlanda del Nord, largamente a favore del “remain”. 

Il risultato finale ha sorpreso tutti noi, ma non solo. Gli elettori sono sembrati immediatamente pentiti dell’esito del referendum e gli stessi sostenitori politici dell’uscita dall’Unione hanno presto mitigato i toni, arrivando anche a ritrattare le precedenti affermazioni pro “leave”.  

La delusione iniziale del vedersi “traditi” e disconosciuti da un Paese fino ad ora famoso per la multiculturalita’ e la non discriminazione, sta pero’ tramutandosi in speranza che qualcosa ancora si possa fare. Le dichiarazioni del sindaco di Londra, del portavoce del Governo scozzese e del leader irlandese a sostegno dell’Europa, la petizione per la richiesta di un secondo referendum (arrivata in pochi giorni a piu’ di 4 milioni di firme) e le moltissime mazifestazioni BR-IN, a cui parteciperemo piu’ attivamente possibile, come ufficio e come singoli, sono il primo segno positivo verso una sperata inversione di rotta da parte del Governo inglese.  

Una piccola bella vittoria.

Di Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle ACLI

Il day after delle amministrative propizia la solita stucchevole discussione su chi ha vinto e su chi ha perso e, naturalmente, non ha perso nessuno. Al limite “abbiamo tenuto”.

E’ evidente che questa discussione ci interessa molto poco e, in attesa del voto ai ballottaggi, ci interessa relativamente commentare i risultati dei candidati a sindaco e dei partiti delle grandi citta’. I governi delle citta’ sono fondamentali per lo sviluppo delle comunita’, intendiamoci, ma quella che vorrei raccontare e’ una bella storia di impegno civile.

Mentre tutti parlano di Roma e Milano, A Elmas, in provincia di Cagliari, Giacomo Carta, il coordinatore dei Giovani delle ACLI viene eletto in consiglio comunale. Che Mentana non ne abbia parlato ieri sera nella maratona notturna dello scrutinio non avevamo dubbi, ma per noi e’ una soddisfazione grande.

Ernesto Che Guevara diceva che “la parola insegna, l’esempio guida”. E nelle comunita’ locali, aldila’ delle iniziative di approfondimento culturale, politico, c’e’ un grande bisogno di giovani che si prendono il carico delle difficolta’ e delle responsabilita’ del territorio che abitano. La scelta di Giacomo non e’ banale e proprio per questo e, vi posso assicurare, non e’ stata fatta a cuor leggero. Ma adesso ha davanti a se’ la cosa piu’ difficile: trasformare la nostra azione sociale in politiche pubbliche.

La promozione della partecipazione giovanile alla vita politica del nostro paese e, piu’ in generale, il protagonismo della nostra generazione passa da queste scelte ed e’ per questo che dobbiamo ringraziare i tanti Giacomo che si sono candidati, a prescindere dalle scelte di schieramento, e che nello stesso tempo animano i gruppi di GA in giro per l’Italia. La giovanile deve mettere in relazione, essere momento di confronto ed e’ straordinariamente naturale tenere insieme l’impegno politico con la vita associativa del movimento giovanile.

Adesso al lavoro, il Paese ha bisogno anche di noi.

 

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