di Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle ACLI
Le scene di violenza verbale (e quasi fisica) a favore di telecamera andate in scena ieri in Senato sono l’ennesimo capitolo del libro “Perchè le persone non vanno più a votare”.
Un bestseller se consideriamo, oltre i dati dell’astensionismo, l’atteggiamento refrattario che vivono le nostre comunità per la vita pubblica del Paese.
La discussione in Senato della proposta di legge sullo ius soli “temperato” ha dato il destro, in piena campagna elettorale, a chi agita gli spettri della paura rispetto ad una misura di buon senso e umanità.
Per fare un pò di chiarezza: oggi si diventa cittadini per ius sanguinis, ovvero la cittadinanza viene trasmessa ai figli dai genitori. Con questa riforma diventa italiano chi nasce in territorio nazionale da genitori stranieri che vivono e risiedono legalmente da almeno 5 anni in Italia;  chi nasce in Italia o arriva entro il dodicesimo compleanno e ha frequento un ciclo scolastico con promozione; chi arriva dai 12 ai 18 anni risiede per sei anni in Italia e, lo stesso, conclude con successo un ciclo scolastico. Per le vie brevi, questo è il provvedimento.
Senza parlare dell’emergenza demografica che il nostro Paese vive ormai da molti anni e che viene evocata in questo frangente solo per richiamare un concetto culturalmente osceno, quello della sostituzione, per cui ci sarebbe un disegno sovversivo ai danni della razza italica mentre gli stessi che adesso agitano le mani in Parlamento contro questo provvedimento non hanno mai inscenato tragedie greche per inserire nell’ordinamento forme di sostegno alle giovani coppie e agli strumenti di welfare di sostegno alla vita ed ai tempi della famiglia, credo che dobbiamo tenere a fuoco la questione centrale, senza scomodare la filosofia.
Ma se io sono nato in Italia e i miei genitori hanno scelto questo Paese per vivere e tutta la mia vita, interessi, studi sono in Italia da quando sono nato,  non sono italiano?
Può essere solo il sangue la ragione esclusiva di un legame di comunità e solidarietà? A me pare che crei esclusione con costi sociali molto più alti rispetto al milione di ragazzi ai quali già oggi garantiamo giustamente istruzione, salute e socialità.
In attesa della prossima seduta di Senato nella quale speriamo che si litighi su quanti investimenti mettiamo in cantiere per garantire a chi lavora un salario dignitoso e a chi produce di pagare il giusto e non l’esoso.