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Giovani delle ACLI


"Le generazioni nuove sono, appunto, come gli uccelli migratori: come le rondini: sentono il tempo, sentono la stagione: quando viene la primavera essi si muovono ordinatamente, sospinti da un invincibile istinto vitale – che indica loro la rotta e i porti!- verso la terra ove la primavera è in fiore!" Giorgio La Pira, 1964

Una riflessione sui fatti di Ascoli Piceno

Noi, i Giovani delle Acli tutti, siamo vicini agli aclisti e a quanti hanno subito l’attacco di CasaPound ad Ascoli Piceno. I giovani e le giovani delle Acli sanno che il mondo non è di un solo colore, ma di tutti quelli che ogni singolo individuo può contenere, le gocce di un mondo a colori fatto di fratellanza e di accoglienza. Non sostiamo in quel limbo ideologico che si verifica quando non si giudica: l’atto di Ascoli ha un nome, il suo nome è razzismo. La xenofobia danneggia l’organismo politico come una malattia il corpo umano, si deposita sulla pelle quando è nera o altro, vuole solo reazioni violente. Siamo contro ogni atto di razzismo, sappiamo che il mondo è migliore di quello che abbiamo visto ad Ascoli Piceno perché tante sono le storie di integrazione e di immigrazione serena, sorrisi e gesti di affetto che questi ultimi della terra hanno ricevuto con sincerità.

La vastità della storia umana è fatta di migrazioni, di produzioni di culture e la cultura stessa non potrebbe essere ciò che è senza l’apporto congiunto di culture diverse.

Ogni essere umano è una storia e un inizio, una risorsa nell’economia dell’universo, con la sua energia emotiva e intellettiva, con la sua forza che produce lavoro e intreccia relazioni umane. Noi siamo una storia di influenze reciproche nel tempo, di straordinarie sedimentazioni culturali, questo è il mondo come lo conosciamo. CasaPound non è il mondo, il mondo siamo noi.

Giuseppe Marrone

DAL 1945 AL 1948 – LA NASCITA DELLA GIOVENTÙ ACLISTA

In occasione del Congresso dei Giovani delle Acli tenutosi lo scorso settembre a Napoli è nato l‘e-book  dedicato alla storia che ha portato  alla nascita della Gioventù Aclista.

Una storia lunga e travagliata che oggi porta addosso tutta l’esperienza di quei trascorsi ma che non è ancora stanca di aggregare, formare ed emancipare moltissimi giovani che nonostante quest’oggi, forse ancora più
intenso e complicato rispetto a quello degli anni della nascita di questo movimento, non hanno perso la voglia di mettersi in gioco in una tra le associazioni che
ha condiviso con il paese Italia la storia della sua stessa costruzione.

Ringraziamo  Matteo Bracciali, Giacomo Carta, Claudio Ferlini e Vincenzo Menna.

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Giacomo Carta è il nuovo coordinatore nazionale dei Giovani delle Acli

L’assemblea nazionale dei Giovani delle Acli, la prima dopo l’elezione di Giacomo Carta a nuovo coordinatore nazionale, si è riunita a Roma il 21 ottobre in concomitanza con la presentazione della Scuola centrale di formazione delle Acli intitolata a Livio Labor.

Il neo coordinatore ha ufficializzato il nuovo coordinamento nazionale, che risulta così formato:

Giovanni Bunoni, vice-coordinatore;

Giuseppe Marrone, presidente dell’assemblea nazionale;

Angelo Vecchione, delega progettazione;

Claudio Ferlini, delega servizio civile;

Teresa Grisolia, delega vita cristiana;

Domenico Martignetti, delega formazione;

Chiara Romano, delega pari opportunità;

Sara Bruni, delega comunicazione.

In quota al consiglio nazionale Carolina Ciccarelli, Giorgia Spurio, Gianluca Chelo, Federica D’Alessio e Vincenzo Coppola.

“Fare subito l’assemblea nazionale era importante – ha dichiarato Giacomo Carta, coordinatore nazionale dei Giovani delle Acli -.  Vogliamo sfruttare ed alimentare l’entusiasmo e l’affiatamento che si è creato un mese fa a Napoli con il congresso. La scelta della data di oggi, inoltre, non è casuale: l’inaugurazione della scuola ha permesso ai nostri giovani di ripercorrere la storia delle Acli e conoscere meglio una figura di rilievo come quella di Livio Labor”.

Tra le prime decisioni prese in assemblea, ricorda ancora Carta, “c’è quella di far partecipare all’assemblea nazionale i territori che erano già attivi come GA ma che non sono riusciti ad eleggere o rinnovare il coordinatore provinciale con la conseguenza che non hanno potuto partecipare al congresso e a questa prima assemblea nazionale. Vogliamo – conclude il neo coordinatore – espandere il nostro movimento giovanile nei territori dove non siamo presenti. Per questo, stiamo creando nuovi gruppi e confidiamo di far entrare nuovi giovani nel movimento nel giro di pochi mesi”.22540184_1959707650941087_5143969397572017275_n

La fabbrica dei poveri

di Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale dei Giovani delle ACLI

Sono un millenials. E’ la prima volta che lo dico, ma lo sono davvero. A volte provo ad uscire da me stesso, ma proprio non riesco: uno sguardo di sfuggita al cellulare almeno una volta al minuto, il profilo social sempre aggiornato e l’attesa per la nuova serie del Trono di Spade. Mi travesto: vestito blu, leggo tanti libri ogni anno, mi piace la politica. Purtroppo non ne esco: anche io appartengo alla generazione Y.  

15-35enni che hanno subito ogni genere di violenza normativa e hanno pagato per intero la disuguaglianza generazionale che il Paese ha prodotto negli ultimi 20 anni: Bankitalia ci dice che dal 1995 il reddito medio degli over 65 è aumentato del 19%, quello degli under 35 è sceso del 15%. 

Aldilà dei livelli occupazionali sui quali adesso sembra ci sia una variazione positiva, basta questo dato per riassumere la sconfitta di una generazione e non solo economica. Soprattutto politica.  

Trascinati dallo status quo e dalla indignazione social ci siamo dimenticati che la politica fa sempre la differenza: mentre noi abbiamo impegnato gli anni migliori della nostra vita a studiare e costruire profilo personale adeguato al mercato globale e non ci siamo curati di garantire che gli spazi del nostro futuro siano più agevoli e non angusti come quelli in cui ci infileremo. 

Troppo semplice dire che è colpa di chi governa come è troppo semplice per chi ha il potere dare la colpa ai cicli economici o a chi c’era prima: ognuno deve fare la sua parte. A chi governa non c’è molto da dire se non di farsi carico della responsabilità del governo e non solo della rappresentanza: la responsabilità è fare scelte che, per andare incontro al bene comune, non cavalcano le tigri corporative.  

È indispensabile in questa fase storica la decontribuzione per chi assume giovani con contratti seri, è indispensabile un grande investimento formativo professionale fattuale, orientativo e generazionale aldilà delle riforme universitarie utili solo ad abbassare la qualità per alzare il numero dei laureati. E’ necessario tagliare il costo del lavoro e recuperare risorse dai patrimoni perché in questo paese c’è un problema di redistribuzione della ricchezza talmente grande che diventa gioco facile per gli speculatori di professione mettere contro giovani e pensionati, come se questi ultimi fossero i nobili di Versailles. Al netto delle evidenti storture del passato come le baby pensioni e le pensioni d’oro, il punto non è lo scontro generazionale: la grande questione di fondo è quello di riavere una voce forte nel dibattito politico che, come è sempre stato nella storia, nessuno ti concede ma serve fatica, impegno e mobilitazione per ottenerla. 

Visto che la politica, nella nostra generazione, non va di moda continuo a camuffarmi. Ma la fabbrica dei poveri è in piena produzione.

Noi proviamo a fare la nostra parte. A Napoli dal 15 al 17 settembre i Giovani delle ACLI celebreranno il 25° congresso del movimento giovanile che riunirà tutte le esperienze territoriali e gli interventi del Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali On. Luigi Bobba e del Presidnete Nazionale delle ACLI Roberto Rossini.

Grazie Giovanni!!

 

di Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle ACLI

Ricordare un uomo straordinario è semplice e allo stesso tempo molto difficile. Riprendere le sue parole nelle occasioni ufficiali e i suoi consigli e il suo affetto nei momenti privati lascia, a chi non l’ha conosciuto, una memoria parziale di cosa ha rappresentato Giovanni nella nostra associazione e nel nostro Paese.

Per i ragazzi che verranno sarà una fonte di studio inesauribile, sorprendente e profetica. Per quelli come me che hanno avuto la possibilità di conoscerlo, un esempio.

Le parole che mi hanno colpito di più, in questi giorni del ricordo, sono state di Lorenzo Gaiani, un aclista che lo ha ringraziato così.

 

“.. grazie in primo luogo, come ci ricorderesti tu, al Signore, che ci ha fatto il dono della tua presenza e della tua amicizia, e anche se adesso ci mette alla prova con il dolore del distacco ci lascia il ricordo dei giorni passati insieme, delle risate, dei canti, dei momenti di familiarità, del tuo insegnamento che ci hai elargito senza atteggiarti a maestro e diventandolo proprio per questo, con il tuo esempio prima che con le parole.

Grazie per la forza della tua fede, che ha ispirato ogni momento ed ogni scelta della tua vita, e che ha avuto anch’essa la prova più dura quando, in questa stessa chiesa, da questo stesso leggio, tu hai dato l’addio a Sara, e hai saputo dire parole di fiducia, pur nell’angoscia, al “Dio attento ed appassionato” che non dimentica e non lascia solo nessuno dei Suoi figli.

Grazie per la tua lucidità nel disegnare scenari politici e sociali, a cui non ha mai fatto velo l’ambizione personale, quella lucidità che, come ha ricordato ieri un amico, ti permetteva di arrivare prima degli altri a comprendere lo svolgersi degli avvenimenti e a disegnare strategie.

Grazie per la tua erudizione, che non hai capitalizzato per te stesso ma hai messo al servizio di tutti, scrivendo e parlando ma soprattutto ascoltando ed apprendendo in un rapporto sempre fiducioso con le persone e con la loro umanità. Mai , che io sappia, ti sei negato all’incontro, mai hai lasciato andar via a mani vuote chi ti chiedeva uno scritto, una conferenza, un pensiero, anche se questo ti comportava lo stare sveglio fino a notte inoltrata o il sottoporti a viaggi gravosi, da cui tuttavia sapevi sempre trovare il meglio, negli incontri con le persone e con i luoghi. Non è un caso, credo, che quando il male si è manifestato, solo due mesi fa – ma sembra un’eternità- tu fossi impegnato in un incontro che ti avevano chiesto le ACLI milanesi a Ronchi di Massa. Potevi sottrarti, ma l’hai fatto lo stesso perché tu sei così.

Grazie appunto per le ACLI, le tue, le nostre ACLI, quelle che hai saputo rimodellare con l’aiuto di tanti amici, alcuni dei quali ti hanno preceduto nel Regno dei Cieli – Bepi, Pino, Camillo, Vincenzo …- riportandole alla loro dimensione di movimento sociale attento capace di reale progettualità politica come avvenne negli anni difficili della fine della cosiddetta Prima Repubblica, intuendo l’esistenza di un nesso inscindibile fra la questione sociale e quella istituzionale. E in quegli anni veramente, Giovanni, le ACLI ridivennero centrali nel dibattito pubblico.

Grazie per averci aiutato a rimotivare l’impegno sociale dei credenti, riscoprendo e riattualizzando, pur fra la perplessità di molti, quell’idea popolare sturziana che nel suo nocciolo essenziale poteva essere una delle vie per la rigenerazione della politica, e che ti ha permesso di essere fra i primi – in quel lontano Congresso straordinario delle ACLI a Chianciano nel dicembre 1993- ad intuire la possibilità di una positiva convergenza fra le culture politiche democratiche e riformiste nel nostro Paese.

Grazie per averci sempre stimolato a pensare e a cercare: in questi venti anni di esistenza i Circoli Dossetti hanno saputo rapportarsi con il meglio delle cultura riformista italiana ed eri sempre tu a spingerci avanti, a suggerire le strade da seguire, a saper leggere nelle loro anse sinuose il dipanarsi delle idee e la loro capacità di diventare fatti.

Ma grazie, soprattutto grazie per la tua amicizia, per il sostegno e la comprensione che hai sempre avuto per tutti, per il non aver mai coltivato pensieri indegni nemmeno nei confronti di chi ti era avversario e magari ti aveva anche fatto del male. Grazie per essere stato capace di mettere a suo agio ogni persona che si rivolgeva a te.

Grazie anche da parte mia, per avermi dato fiducia, per avermi accolto con semplicità nella tua cerchia familiare insieme a Silvia, la cara compagna della tua vita a te così simile, per avermi incoraggiato ed essermi stato vicino nei momenti difficili per essermi stato padre – sì questa è la parola- padre nel senso spirituale ed avermi aiutato a capire qual fosse la mia strada e come percorrerla.

Ha scritto Harvey Cox, uno degli autori che avevi studiato con attenzione negli anni della tua formazione che “ la speranza cristiana rammenta che l’uomo è destinato a una città. Ma non è una città qualsiasi. Se riflettiamo sulle immagini del vangelo o sui simboli dell’Apocalisse, scopriamo che non si tratta semplicemente di una Città dove le ingiustizie sono abolite e il pianto è cessato. E’ una città dove è in corso una meravigliosa festa di nozze, dove il riso riecheggia, la danza ha appena avuto inizio e il vino deve essere ancora versato.”

In quella città sei arrivato anche tu, e lì ti hanno accolto tutte le persone a te care, Sara per prima, e mentre noi ancora siamo qui a lottare e a sperare in attesa di arrivare a quella città, a quella festa ricordati di noi, aiutaci a portare il nostro fardello quotidiano , prega per noi il Dio della gioia, il Dio fedele.

Metti 3 giorni a Napoli

Paolo Pinzone – Coordinatore GA Varese

 Il primo incontro è partito accomunando il nostro percorso di formazione ad un altro già in essere organizzato dalla sede provinciale sul problema delle carceri facendo riferimento al serpente che si morde la coda riguardo alla delinquenza. Dal fatto che essa è radicata più di quello che noi pensiamo nel loro vivere.

Tra gli ospiti ci sono stata un’esponente dei radicali, dell’assessorato alle politiche giovanili della città di Napoli( che ci ha illustrato le proprie) e una delegata delle Acli Nazionali.

La mattino del secondo giorno siamo stati accompagnati grazie al contributo di Vascitour a fare un giro nei Quartieri Spagnoli mostrandoci alcune piccole particolarità e dimostrandoci che anche in una città cosi mal giudicata ci sono persone che pensano anche ai più bisognosi e in difficoltà (esempio di un parrucchiere che regala tagli di capelli a tutti quelli con una prensione minima il martedì o nel modo di integrazione attuata da un fruttaiolo che utilizza il proprio spazio come luogo di incontro dove scambiarsi ricette, cucinare e far incontrare varie culture.

Il secondo incontro svoltosi nel pomeriggio ha avuto come cardine la mancanza di lavoro derivante da un’istruzione mancante e sulle differenze che ci sono non solo con altre regioni ma anche tra varie scuole all’interno della regione toccando anche il grandissimo problema sulla dispersione scolastica. Si è anche trattato sulle varie possibilità di autoimprenditorialità e su come si possa fare impresa e sulle varie agevolazioni possibili.

L’ultimo giorno è stato presentato un progetto di auto-imprenditorialità di dei ragazzi che sono riusciti a fare impresa di eccellenza grazie a canali non convenzionali e senza entrare nel sistema della criminalità organizzata.

Il sistema è stato possibile grazie alla lungimiranza di un parroco e dei fedeli di una parrocchia che nell’arco di 2 mesi sono riusciti a racimolare la somma di 100’000€ cifra impensabile che verrà restituita nell’arco di qualche anno senza interessi.

I ragazzi prima di svolgere questa attività svolgevano le più disparate professioni e prima di intraprendere la loro attività hanno svolto molteplici corsi formativi.

Dopo un breve riassunto finisce le giornate di incontro su giovani e lavoro.

Sono nato in Italia, cosa devo fare di più?

di Matteo Bracciali – Coordinatore Nazionale Giovani delle ACLI
Le scene di violenza verbale (e quasi fisica) a favore di telecamera andate in scena ieri in Senato sono l’ennesimo capitolo del libro “Perchè le persone non vanno più a votare”.
Un bestseller se consideriamo, oltre i dati dell’astensionismo, l’atteggiamento refrattario che vivono le nostre comunità per la vita pubblica del Paese.
La discussione in Senato della proposta di legge sullo ius soli “temperato” ha dato il destro, in piena campagna elettorale, a chi agita gli spettri della paura rispetto ad una misura di buon senso e umanità.
Per fare un pò di chiarezza: oggi si diventa cittadini per ius sanguinis, ovvero la cittadinanza viene trasmessa ai figli dai genitori. Con questa riforma diventa italiano chi nasce in territorio nazionale da genitori stranieri che vivono e risiedono legalmente da almeno 5 anni in Italia;  chi nasce in Italia o arriva entro il dodicesimo compleanno e ha frequento un ciclo scolastico con promozione; chi arriva dai 12 ai 18 anni risiede per sei anni in Italia e, lo stesso, conclude con successo un ciclo scolastico. Per le vie brevi, questo è il provvedimento.
Senza parlare dell’emergenza demografica che il nostro Paese vive ormai da molti anni e che viene evocata in questo frangente solo per richiamare un concetto culturalmente osceno, quello della sostituzione, per cui ci sarebbe un disegno sovversivo ai danni della razza italica mentre gli stessi che adesso agitano le mani in Parlamento contro questo provvedimento non hanno mai inscenato tragedie greche per inserire nell’ordinamento forme di sostegno alle giovani coppie e agli strumenti di welfare di sostegno alla vita ed ai tempi della famiglia, credo che dobbiamo tenere a fuoco la questione centrale, senza scomodare la filosofia.
Ma se io sono nato in Italia e i miei genitori hanno scelto questo Paese per vivere e tutta la mia vita, interessi, studi sono in Italia da quando sono nato,  non sono italiano?
Può essere solo il sangue la ragione esclusiva di un legame di comunità e solidarietà? A me pare che crei esclusione con costi sociali molto più alti rispetto al milione di ragazzi ai quali già oggi garantiamo giustamente istruzione, salute e socialità.
In attesa della prossima seduta di Senato nella quale speriamo che si litighi su quanti investimenti mettiamo in cantiere per garantire a chi lavora un salario dignitoso e a chi produce di pagare il giusto e non l’esoso.

Il nostro Congresso

Di Teresa Grisolia – Coordinatrice GA Cosenza

Si è tenuto giorno 6 maggio 2017 presso la sede provinciale delle ACLI il 3° congresso dei Giovani delle Acli.

E’ stato eletto il nuovo coordinamento Provinciale con a capo Teresa Grisolia con altri 4 membri del coordinamento Gregorio Crudo, Miriam Falcone, Anna Nicoletta Viola, Aldo Chiappetta. Teresa e Gregorio saranno i due delegati nazionali dove al momento rappresenteranno tutta la Calabria visto che solo a Cosenza esiste un movimento giovanile delle Acli (come dice la nuova Coordinatrice nello scorso mandato siamo stati “sentinelle sociali” continueremo ad esserlo e siamo orgogliosi di rappresentare tutta la Calabria).  

Pone come obbiettivo la discussione del “Divario Generazionale” e fissa dei punti organizzativi che il consiglio e la presidenza provinciale dovranno svolgere nel corso dei prossimi anni. promuove una campagna associativa sulla solidarietà generazionale per dare informazioni, proporre soluzioni, rappresentare le generazioni che sono penallizzate su quattro aspetti fontamentali, quali:

politiche del lavoro: sostegno sull’autoimprendorialità, ed entrata nel mondo del lavoro.    

politiche di welfare: servizi di sostegno familiare, servizi di sostegno per favorire il diritto allo studio e la dispersione scolastica.

Politiche previdenziali: formazione previdenziale disuguaglianza tra nuovi e vecchi pensionati.

Politiche fiscali: sistema fiscale aggevolato per giovani coppie e giovani imprenditori.

Particolare impegno dovrà essere posto nell’integrare attività associative e servizi per stimolare una proposta di solidarietà generazionale su tutti i temi della campagna. Bisognerà proporre attività di sostegno e di intervento a favore dei giovani, mettendo in atto una mobilitazioni di “proposito” attraverso gli strumenti tradizionali e i mass-media. I Giovani delle ACLI nei prossimi anni dovranno impegnarsi nella costruzione di attività che possano coinvolgere il più possibili i giovani del territorio e di tutte le zone limitrofe, un esempio pratico può essere l’Agorà che si svolge ogni anno, in cui viene centrato un tema che viene sviluppato in tre giorni di incontri, convegni e lavori di gruppo.

Ma questo non è solo un obbiettivo del provinciale ma anche del nazionale.

Quest’anno all’evento l’Agorà 2017 si è svolta a Roma dal 27 al 29 gennaio 2017 dove sono presenti tutte le regioni D’Italia, il tema è stato “Il Futuro è già qui”, centrato sulla campagna contro il divario generazionale con i punti citati precedentemente.

i ragazzi del servizio civile delle ACLI di Cosenza hanno partecipato a questa Agorà, Anna ha deciso di scrivere le proprie impressioni. Dove ci racconta che all’inizio non conosceva minimamente cosa fosse l’Agorà e pensava che la prensenza dei ragazzi del servizio civile non fosse inerente, il tema dell’Agorà 2017 è stato il punto centrale che l’ha portata a cambiare idea:

<< noi giovani rappresentiamo la generazione dei cosidetti “sfigati”, siamo il punto di arrivo delle problematiche di anni e anni di politiche errate e distruttive, la cosa più agghiacciante è che la stragrante maggioranza dei giovani e dei nostri genitori non ne è al corrente>>.

Questa riflessione mette a fuoco ciò che i giovani pensano di loro stessi e della società che li circonda. Bisogna che i giovani prendano consapevolezza che questo cambio epocale li porterà verso un futuro totalmente diverso dal passato.

Il vero divario generazione è rappresentato della sfiducia e dal disinteresse da parte dei giovani.

Dopo aver finito il Congresso nel pomeriggio il nuovo coordinamento ha già fatto la sua prima uscita, organizzando #invasionidigitali “Scopri il Centro Storico di Cosenza” facendo conoscere la storia e le bellezze di Cosenza. Ma il merito della gran riuscita dell’evento va a Gianluca Musca e Alessia Belvedere i due volontari del servizio civile il quale hanno curato i minimi dettagli.

Il Ri(s)catto del presente?

La Presidenza nazionale delle ACLI in collaborazione con l’IREF (Istituto di Ricerche Educative e Formative) sta realizzando una ricerca volta a esplorare la condizione giovanile rispetto al tema del lavoro. L’indagine sarà presentata nell’ambito dell’annuale Incontro nazionale di studi che si terrà nel settembre 2017. La ricerca è composta di tre moduli di approfondimento.

Il primo, oltre a una raccolta di dati provenienti da fonti statistiche ufficiali, prevede un’indagine con questionario rivolta a un campione di giovani tra i 18 e i 29 anni. Il campione è composto da tre diversi target:

– I giovani “espatriati”, ossia ragazzi che hanno deciso di andare a vivere e lavorare all’estero da almeno un anno;

– I giovani “nazionali”, ragazzi di origine italiana residenti in Italia,

– I giovani “di seconda generazione”, ovvero i figli degli immigrati.

Per ciascun target saranno realizzate 800 interviste, mediante una piattaforma web (gli intervistati riceveranno un invito a partecipare via e-mail). Gli argomenti sui quali verterà il questionario saranno: la biografia lavorativa, il senso e i significati associati al lavoro e le scelte personali rispetto a famiglia e vita autonoma.

Per partecipare potete contattare Gianfranco Zucca (gianfranco.zucca@acli.it)

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